In un parco, a Torino – ho letto – hanno costruito un ponte dell'arcobaleno per ricordare i nostri animali che secondo la leggenda lo hanno attraversato.
Non so perché, ma l'insistenza su questi simboli che diventano una sorta di feticcio mi disturba.
Sarò fatta male io, non lo escludo, ma trovo che il divario tra il senso della leggenda e l'uso lezioso che se ne fa oggi si allarghi sempre più, a discapito della purezza originaria.
E poi io non vi trovo consolazione alcuna, anche se voglio credere che li rivedrò tutti, i miei cari: cani o umani che siano. Sta di fatto che il dolore per la loro morte resta, mantiene la medesima intensità nel tempo, forse a diminuire è solo la frequenza con la quale lo si avverte.
Mi sono ritrovata a pensare questo, ieri pomeriggio, di fronte al panorama che condivido nell'immagine: è il golfo di Levanto al quale mi affaccio ogni giorno da sempre. Il mare era molto mosso, tirava un libeccio-maestrale teso, pulito, denso di salsedine e gocce d'acqua, il vento giusto per lavarmi (non levarmi, non è un errore di battitura) di dosso la sensazione di fastidio e repulsione provata in mattinata. E – a dire la verità – sono bastati pochi istanti, che ho passato con lo sguardo all'orizzonte, gli occhi socchiusi e la fronte libera, aperta ad accogliere l'aria e il sentore del mare.
La luce del sole dietro le nubi filtrava a tratti e li ho immaginati tutti laggiù, a divertirsi sui cavalloni, sorridenti gli umani, festosi di salti e scodinzolii gli animali: i miei, quelli dei miei amici che ho accarezzato e quelli che non ho mai visto se non in immagine e racconti, ai quali però sono allo stesso modo affezionata. L'altro ieri, in questo anno orribile, anche Ursula li ha raggiunti, lasciando Lucia e Maurizio ma – spero davvero – ritrovando Ice e Sugar che avevano fatto parte della sua vita. Li ho abbracciati con il pensiero.
A chi voglia leggere qualcosa su queste anime belle – canine e umane – lascio qui il racconto che avevo dedicato a Sugar nel quale si parlava anche di Ursula. So che quel divano è vuoto e conosco il dolore da sopportare. A lungo, anch'io, non sono riuscita a parlarne, a parlare. Vi penso.

