Avrebbe scelto l'Adagio: se avesse deciso lui, papà avrebbe scelto questo tempo per darsi ancora tempo, nonostante quella stanchezza che, negli ultimi tempi, gli leggevo sempre più spesso negli occhi, una progressiva mancanza di forze e di resistenza che mi sconcertava e negavo a me stessa, rifuggendola.
Questi racconti sono i primi che ho scritto, dopo che se ne è andato, ma non sono stati i primi ad essere pubblicati. Due editor, una indipendente e un'altra di nota casa editrice milanese, pur valutandoli positivamente, avevano ritenuto non potessero catturare lettori. Con l'auto-pubblicazione ho aggirato l'ostacolo, consapevole della scarsa commerciabilità che però nella vita non è tutto, specie quando i capelli sono bianchi e inizia a scivolarti addosso qualsiasi diniego.
Scrivo per il piacere di scrivere e per aiutare. Anche questo è un libro solidale.
Eccomi lì, in copertina! Sono io con la mia Pucci in braccio. Tanti anni fa! Ero giovane e bello, elegante. Ci ho sempre tenuto: rasatura ogni mattina – anche in luoghi cintati, per usare un eufemismo – camicia e cravatta, sempre. La mia Ninin ha scritto di me, dei miei cani, della mula affidata a me e ai miei alpini, di noi due: un'intesa speciale, sintonia di ideali e gusti. Montagna a parte; lei senza mare non vive. Se non ci conosci, non ci riconosci; certo, ci ha ricamato sopra, ed è questo il bello della scrittura che coinvolge. Sì, sono di parte, ma leggo comunque con obiettività. Le ho insegnato anche questo. Qui si parla dell'amore per gli animali. Quanti, oggi, filosofeggiano e arzigogolano in argomento dimenticandosi che alla base di tutto c'è l'educazione! Cose da signori d'altri tempi? Sì. Ma non sono l'unico a pensarla così. Se curiosate secondo i suggerimenti che di sicuro vi darà, potrete leggere le recensioni, i premi ricevuti, insomma: son qui che gongolo, soddisfatto della mia Ninin e dell'educazione che le ho dato con l'esempio, il più semplice ed efficace degli strumenti genitoriali. Se poi guardate anche il retro della copertina, trovate pure lei, la mia Ninin con in braccio, come me con la Pucci, il Dog: suo, mio... nostro. E poi il dolore: la malattia, la perdita. L'abbiamo sperimentata, prima io, poi insieme, e infine lei, da sola. Che sofferenza vederla stare così male e sentirmi impotente, inutile. Poi ho scoperto che non lo ero e non lo sono mai stato perché ci sono altre forme di presenza, ma al momento mi sono lasciato prendere dai dubbi. Abbi dubbi, diceva qualcuno. Eh, a volte qualche certezza aiuta. E la mia Ninin e i miei cani sono le mie più belle, meravigliose certezze.
Stanno strettissime a papà 300 parole: amava chiacchierare, discutere, sapere e approfondire, a volte si dilungava ma sapeva stare al gioco; quindi ci atteniamo al limite che ci siamo dati.
Qui ci sono informazioni più dettagliate sul libro.

