Un anno dopo il trasloco nella nostra nuova abitazione, posso tracciare un bilancio confortante.
È vero, ci sono ancora alcuni oggetti imballati che attendono di tornare in uso, ma il senso di precarietà si è dissolto; la soddisfazione è gratificante.
Più complesso invece è stato lo smaltimento delle scorie; si trattava di rifiuti tossici speciali, generati da entità più ripugnanti del dinosauro più pericoloso; spero che le anime di questi animali preistorici non si risentano per il paragone e – in caso – vadano a prendersela con chi lo ha ispirato. Forse loro riusciranno a immobilizzarlo/a.
Lo smaltimento, tuttavia, è riuscito. Non solo: studiata, inesorabile e precisa come la palla da boowling che mette a segno uno strike, la vittoria è stata completa su tutta la linea.
Ora posso riderne e il bello è che me ne dimentico persino!
Quando apro la finestra sulla valle mi incanto a guardarla come fosse la prima volta che la vedo.
Qui non ci sono rumori molesti, non circolano voci gracchianti, non echeggiano suonerie con volumi maleducati o ordini insulsi per robot digitali.
Qui ti raggiungono gli amici con lo sciacchetrà imbottigliato, una marmellata di arance, un sacchetto di erbette appena colte…
Qui è un piacere uscire di casa con Giatt, incontrare un amico d’infanzia che raccoglie i suoi cachi per te e salutare vicini premurosi, con i quali ti fermi a guardare il cielo stellato di una notte più tersa e fredda. Raccogli una confidenza, il manifestarsi di un animo buono che – combinazione, ma forse no – osserva le nuvole come le guardi tu.
Qui è un presepe sempre, come dimostra l'immagine, scattata qualche giorno fa dal balcone di casa.
Buon Natale, a tutti i miei amici.

