Ieri, 7 dicembre 2025, nella sala consiliare di Palazzo Roderio a Sarzana, ho ritirato un riconoscimento che TED (Tutta l'estate davanti. Levanto sempre) ha ottenuto partecipando alla XIII edizione del premio letterario Sarzanae.
Questa la motivazione:
«Romanzo di formazione, luminoso e nostalgico, capace di trasformare Levanto in un luogo dell'anima e lo fa attraverso lo sguardo della giovane Alice».
Qui - a partire dal minuto 13:16 e per i successivi tre minuti - si può vedere il mio intervento.
L'audio della registrazione è purtroppo poco chiaro perciò riassumo qui ciò che ho detto.
Per me è la terza partecipazione a questo premio e il terzo riconoscimento che ricevo.
Ne sono molto contenta.
Mi preme dire che si tratta di un libro solidale perché tutto il ricavato delle vendite è destinato alle associazioni di pubblica assistenza presenti sul territorio levantese: Croce Rossa Comitato di Levanto e Croce Verde Pubblica Assistenza di Levanto.
Desidero ringraziare l'amico Lorenzo Gabetta, autore (musica e parole) della canzone Levanto ad ottobre che tesse l'ordito della trama sulla quale è costruito questo romanzo.
Detto ciò, arriva il difficile: parlare della propria creatura.
Lui per me è TED (acronimo) e con questo nome ho cercato di sostenerlo e promuoverlo.
Per non correre qui proprio oggi il rischio tipico di chi si loda, mi affiderò alle parole di due amici che hanno accompagnato la stesura di TED.
La prima è Teresa Trivellin che dice: «Leggerlo è leggersi ed è un piacere quasi terapeutico. TED raduna tanti nomi, tanto svago, tanti ricordi ancora carichi di vitalità: è un racconto di sé, e lo si legge non per essere scossi da uragani emotivi, ma per confrontarsi con il presente, stare insieme, capirsi, riattivare attraverso ricordi altrui i propri».
Il secondo è Bruno Belletti, amico di scuola e collega che mi scrive: «TED è la metafora delle nostre estati. L'estate della gioventù: quando il sole della passione ci spingeva a sfidare ogni limite, a innamorarci delle idee e a costruire i primi, fragili sogni.
L'estate della maturità: quando il sole era alto e forte, e abbiamo messo a frutto i talenti, costruito carriere, allevato famiglie, e piantato i semi della nostra comunità.
L'estate del "dopo": quella che stiamo vivendo ora. Un'estate dove il sole è più mite, ma la luce è più chiara. È il tempo della raccolta, ma anche, e soprattutto, il tempo per condividere l'ombra dell'albero che abbiamo coltivato.rsi con il presente, stare insieme, capirsi, riattivare attraverso ricordi altrui i propri».

