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©Amelia Belloni Sonzogni

 

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con la stilo nel pc

leggendo, si impara

03-01-2026 14:39

Amelia Belloni Sonzogni

recensione,

leggendo, si impara

Cicerone: "ricordo anche ciò che non voglio e non posso dimenticare ciò che voglio".

Leggendo, si impara e ci si perde nella consapevolezza del non sapere.

Questo almeno è capitato a me, leggendo Desiderare, romanzo di Giorgio Vallortigara. Considerati gli accattivanti titoli delle sue opere sugli animali da me tanto amati, dovrei aver letto tutto di lui; invece, mea culpa, questo suo romanzo è stato la prima lettura.

Da storica, dovrei essermi assuefatta a maneggiare il tempo, ma non è così; nel passato, nei ricordi che lo rievocano e con i documenti che lo certificano, mi sento a mio agio, mentre il presente è ancora difficile da focalizzare e vivere qui e ora, e il futuro ha sempre avuto la forma di qualcosa da attendere senza troppo agire, salvo rimpianti postumi che, pur dotati di spiegazione psicologica, non sono giustificabili.

Da scrittrice (con il mio punto interrogativo al seguito) ricordi e memoria sono parte fondamentale del mio archivio, il luogo nel quale conservo, custodisco e dal quale attingo ispirazione per immaginare. Potrei dire che memoria e desiderio, nella forma più banale e in quella più articolata del raccontare, mi rendono ciò che sono, insieme.

[Giusto oggi ho incrociato una citazione di Cicerone che dice: “ricordo anche ciò che non voglio e non posso dimenticare ciò che voglio”].

Da scrittrice, dovrei saper individuare ogni elemento strutturale del romanzo. E in Desiderare li ho cercati, giuro, anche trovati infine, ma il racconto della scienza mi ha preso – portato – trasportato – indotto a cercare riscontri ad ogni inciampo, cioè ad ogni cosa che non sapevo. Non dico quante; tante.

Per scrivere questa nota a margine ho usato molto più spesso di sempre la matita per segnare, cerchiare, sottolineare, annotare. Sullo sfondo, nel passato e come il passato, la vicenda di Douglas Spalding è quella che, secondo me, nonostante tutto, più somiglia alla «chiarezza delle vite dei romanzi». Il resto di trama e intreccio è affidato al sapere, al dedurre, al ricordare di Itzhak che scambia battute con l'amico Pietro (il mio preferito), ama (o solo possiede) Sylvia (brava, e tenace), marca stretto Patrick (il «neurofigo») per ricostruire le ultime ore di Vittorio e scrive un romanzo su Douglas Spalding. Insomma, vive da storico della scienza in mezzo a chi nella quotidianità dialoga di massimi sistemi.

Sono d'accordo con Anna Cortellazzo: mi sarebbe piaciuto che il romanzare avesse avuto più spazio, ma ogni volta che si rilegge Desiderare, lo si comprende un po' di più. Lo dico a ragion veduta perché, prima di azzardarmi a scriverne, l'ho letto una seconda volta. Ci sono stati però passaggi che non sono riuscita ad affrontare di nuovo: sono quelli sugli animali da laboratorio, le «piccole vittime della curiosità umana», i sacrificabili, sempre loro, inermi, in balia di una forza contro la quale nulla possono. Non reggo, non riesco. Qualcosa in me grida ribellione, urla basta. Irrazionale? Sì, forse; ma il basta urge di più.

Una domanda, invece, mi si è piantata chiara in mezzo alle altre: quali effetti potrebbe avere la trapanazione del cranio su un... come definirlo? cattivo soggetto umano?

Aggiungo un piccolo aneddoto personale, del quale un po' mi vanto segretamente: sul social X è apparso tempo fa tra le mie notifiche un “Giorgio Vallortigara ha iniziato a seguirti” che mi ha incuriosito e al contempo molto gratificato; ho subito ricambiato, ovviamente. Non so se svolga di persona questo tipo di attività (ci sono accademici che delegano tali incombenze) ma mi piace pensare che possa essere stato lui, indotto dal titolo del mio libro dedicato al mio cane che sostiene di aver sempre parlato.

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