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©Amelia Belloni Sonzogni

 

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con la stilo nel pc

ci vuole cultura, e visione, ed educazione

09-02-2026 18:44

Amelia Belloni Sonzogni

recensione, storie-di-canili,

ci vuole cultura, e visione, ed educazione

centralità dell'educare

Per dar da mangiare ai cani? 

Sì, anche, perché non è solo salvarli da morte certa se non si trova una famiglia entro quanti giorni [per fortuna non più dal 1991, legge 281]; non è solo sfamarli, magari con quel che trovi; è vivere bene, con loro, a casa, in famiglia e in canile che, se non è una famiglia in senso stretto, lo può diventare con la volontà (e i volontari – nel caso specifico Cecilia Tornimeni ora presidente di casa Melampo a Fano), l'impegno (e i fondatori – nel caso specifico Simona Maroccini che l'ha creata) e la professionalità (gli educatori – nel caso specifico Clara Gregori) costruita con pratica e grammatica: canile e studio. E il primo settore nel quale applicare quanto si sa è la propria vita: come puoi insegnare qualcosa agli altri se tu per primo non applichi i criteri che spieghi? 
Perciò, sola nel mio studio, di fronte al pc che trasmetteva la decima puntata di Storie di canili, ho applaudito Clara quando ha detto di essere una cinofila prima di una mamma, di aver educato il proprio figlio in modo tale da poter dire con certezza che non gli è mai venuto né verrà mai in mente di «prendere a calci un gatto per strada».
Sono convinta che l'educazione incida sull'indole solo fino a un certo punto, ma se manca anche questa educazione, allora “i calci ai gatti in strada” saranno la norma [e, tragicamente, è già la norma, con tanto di colonna sonora che recita il deprecabile (per me) “ma son ragazzi”]. Perciò, da non mamma, da insegnante in pensione, sono felice che Clara esista e mi auguro ci siano tante altre mamme come lei che non si annullino cieche nella funzione materna, ma la svolgano appieno, e spieghino e insegnino il rispetto di ogni cane considerato individuo, l'attenzione e lo studio del suo comportamento per una vita serena,  intrisa di accudimento, cibo, uscite e gioco. 
Così il canile - visto che dovrà essere, purtroppo, una presenza necessaria - sarà una casa piena di risate e silenzio: un ambiente allegro perché i cani sono gioia e se vivono felici non abbaiano; quando lo fanno, è per dire qualcosa che va ascoltato e compreso.
Casa Melampo ha camminato sulla strada segnata dalla fondatrice, proseguendo il suo visionario lavoro iniziale, attenta ai cambiamenti, reattiva alla nuova sensibilità diffusa che è più interessata a una relazione con il proprio animale, sì, ma sempre più spesso a tempo, o “a patto che”. Se fino al 1991 la priorità era salvare loro la vita con un'adozione per sottrarli alla soppressione, oggi la priorità è farli vivere al meglio possibile in un luogo che non è una casa ma che prova a somigliarle. 
Troppo spesso i cani escono da una casa accompagnati dai loro proprietari, che rinunciano «alla proprietà» e li lasciano lì, in canile.
Il burocratese crea neologismi per definire antiche e onnipresenti schifezze. Si chiamerà così, sarà anche possibile (mi rifiuto di dire legale) ma sempre di abbandono si tratta. Agire sull'indole umana è l'unica strada possibile e farlo comprendere a più umani possibile nel modo più chiaro ed evidente è l'unico mezzo.

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