Ehi, fratello! Guarda qui!
Ho visto Giatt, ho visto, prima ancora che vedessi tu.
Sei tu questo con il muso nella sabbia.
Sono io: Pedro.
Se lo faccio io, strillano come aquile…
E certo. Tu ingoi la sabbia, poi stai male, poi loro si agitano…
Tu, invece?
Io scavavo ma non deglutivo niente.
Deglutivi… come parli difficile, ma si sa: il filosofo di casa sei/eri tu.
Sei geloso?
No; sì, un pochino.
Ma lo sai che ti adorano.
Però da ieri non fanno altro che guardare queste fotografie. Ho capito che sei tu la prima volta che sei stato a Levanto… ho persino riconosciuto la spiaggia, è anche la mia, ma solo fuori stagione; loro due non si vedono: l’unico fotografato sei tu.
Senti chi parla! Ci sono in giro più foto tue che del papa… sai quanto tempo è passato da quei momenti?
No, quanto?
Più di vent’anni! Quando lei ha ritrovato quella macchinetta fotografica usa e getta, ha deciso di provare a sviluppare il rullino. La gioia di “rivedermi” ha fatto il resto. Si sono affollate negli occhi della mente tante altre immagini di noi tre insieme, a casa, nel parco, in giro con il camper alla scoperta di altri mari…
Per poi tornare sempre qui…
Qui è casa, qui è il posto giusto, anche per te. Sai come sarei stato felice io di correre nell’orto come fai tu? Scovare legnetti, seguire tracce di altri animali, godermi il fresco sotto i fagiolini…
Si moriva di caldo, la scorsa estate.
E sai quanti tuffi avrei fatto se le mie zampe fossero state ancora capaci di sostenermi? Tu, invece, che potresti nuotare a più non posso, hai paura a lanciarti.
Non tocchiamo questo tasto. Io sono io e vado in acqua come dico io: quando lui mi puccia dentro, faccio il mio giretto attorno alla scaletta e risalgo. Ho anche imparato a farlo da solo.
Bravo! Non ti dico ancora come è bello nuotare con lei perché ne abbiamo già discusso. E, sì, lo so, tu sei così. Però goditela!
Questo è certo. Stai con noi oggi? E anche stasera, ché magari sparacchiano e mi spavento.
Sono sempre con voi. Ricordalo: sempre insieme.

